Due ragazzi, giovani, immaturi, ma pieni d’amore, come è giusto alla loro età. In cerca d’amore. Dell’ "Amore", quello con la A maiuscola. Due giovani destinati a incontrarsi, a incrociare i loro sguardi, e quando questo avviene il destino è segnato. Romeo non può che innamorarsi perdutamente di Giulietta e la ragazza altrettanto. Montecchi e Capuleti, Borghesia e proletariato, Bianchi e Neri…la riscrittura dell’opera shakespeariana ha da sempre stimolato autori e registi in tutto il mondo, spingendoli ad adattamenti e modernizzazioni. "Romeo l’Ultrà e Giulietta l’Irriducibile" è l’ennesima scommessa, che però, oltre all’azzardo artistico, vuole provare ad avere anche una funzione "sociale". L’idea nasce da una considerazione di fondo: l’uomo (Ma anche l’animale), per sua natura, sviluppa fin da piccolo l’istinto "all’appartenenza". La classe, il branco. La religione. La fazione politica. La razza. Ma in anni come questi, di grande confusione e incertezza socio-politica, una fede ha trovato e trova a moltissime latitudini milioni di adepti, pronti a tutto pur di assaporare il trionfo: il Calcio. Una passione da sempre molto presente nel nostro Paese, ma mai come in questi ultimi anni cresciuta esponenzialmente al diluvio di informazione che, in ogni momento della giornata, inocula nel tifoso un’inquietante dipendenza, che spesso sfocia nell’ossessione. Aggiungiamo a questo il clima difficile, in termini socio-economici, che si respira da tempo nella nostra società e che contribuisce non poco a generare incertezza e paura, e la miscela diventa davvero esplosiva. La violenza delle "Curve" diventa allora una costante dei fine settimana italiani (Ma anche nel mondo intero non si scherza mica!), quasi che lo Stadio sia diventato ormai l’unico luogo di ritrovo di un popolo di disperati, ma soprattutto il vero, fondamentale momento di appagante sensazione d’appartenenza a qualcosa. Anche Romeo l’Ultrà e Giulietta l’Irriducibile sono ragazzi dei nostri tempi e, come la maggior parte di loro, soffrono le incertezze proprie della giovinezza e del futuro. Anche loro sono creature delle Curve, abituati a gridare al cielo un odio preconcetto e spesso predeterminato dai vari Capipolo.E’ possibile morire per un gioco, anche se affascinante come il calcio? Uno spettacolo che, senza sconti, vuole porre sul piatto questo incredibile interrogativo, cui le cronache sportive spesso rispondono purtroppo e tragicamente in modo positivo: sì, è possibile. Ma Romeo l’ultrà e Giulietta l’irriducibile moriranno non certo per loro scelta. Altri hanno deciso per loro. Il testo adotta il linguaggio crudo delle curve, ma al contempo tenta di "volare alto" usando il verso. Una storia coatta, scanzonata, ma soprattutto piena d’amore e di passione. 15 attori in scena, di cui 11 ragazzi, che vogliono raccontare ai loro coetanei, in una chiave mai vista prima, la più straordinaria delle storie d’amore.


 

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