Perché mettere in scena Echoes?
Perché troppo spesso i temi della violenza sulle donne e del femminicidio vengono relegati allo spazio stretto della cronaca nera di un telegiornale. Una lunga sequenza grigia di vicende e di storie umane ridotte a statistica facile da dimenticare. Violenza sulle donne vuol dire anche privazione di azione, di parola, di scelta: della libertà femminile per mano maschile; ma, nonostante ciò, a venire a galla sono solo i fatti che si concludono in un finale tragico, spesso raccontati da una prospettiva spersonalizzante.
Echoes propone di colmare questo vuoto, riaccendendo una luce sulla dimensione umana delle due vicende che racconta: le storie di Samira e Tillie, separate da un salto temporale di secoli, si intrecciano e si confondono fino a sembrare la stessa vicenda. Le loro voci si accavallano in un unico racconto come l’eco di uno stesso suono che si propaga sullo sfondo delle guerre di religione e del difficile rapporto tra Occidente e Medioriente.
Storie di violenze, certo. Eppure il solidissimo testo di Henry Naylor non lascia spazio a nessuna forma di vittimismo o di retorica. Ne emerge, piuttosto, un’affascinante visione della donna che mette in evidenza il delicato e unico equilibrio tra fragilità e forza.
Uno spettacolo che, seguendo le strade di una prospettiva inedita, vuole raccontare uno spaccato del mondo in cui viviamo. Una riflessione sulla contemporaneità che è, allo stesso tempo, occasione di crescita per noi e per tutti.


 

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