Il Prezzo, un viaggio in tre puntate nelle organizzazioni criminali di stampo mafioso, attraverso gli occhi e le testimonianze di donne e ragazzi che ne fanno o ne hanno fatto parte a vario titolo. La giornalista Francesca Fagnani incontra i protagonisti di questo racconto, al tempo stesso vittime e carnefici, perché nascere in certi quartieri, in certe famiglie, in certi ambienti equivale ad avere un destino già scritto. E’ un’inchiesta sociale di un’umanità ai margini, un reportage che parte dai quartieri ghetto e arriva alle celle delle carceri minorili.
Omicidi, accoltellamenti, spaccio, rapine, attitudine alla violenza gratuita: è il linguaggio delle giovani generazioni criminali che stanno riscrivendo a Napoli le regole della camorra. A undici anni i primi furti, a quattordici le prime rapine, a sedici anni sanno sparare. Sono questi ragazzi, giovanissimi, a raccontare le loro vite ricostruendo i passaggi di una carriera criminale che prevede solo due finali: il carcere o la morte. E proprio in carcere, negli istituti minorili di Nisida e Catanzaro, si rafforza il senso di predestinazione che segna le vite dei protagonisti di questa storia. La loro corsa nella vita si consuma solo all’interno di un tracciato già scritto che non intreccia mai quello della società civile. La loro moralità è rovesciata e il prezzo della loro vita vale quanto quello delle loro vittime. Meno di zero.  
Anche le donne vivono un destino segnato: madri, figlie, sorelle, a volte esse stesse a capo di un clan o alla guida di una piazza di spaccio. A parlare sono le donne della mafia, complici, assassine, spregiudicate, portatrici di una cultura mafiosa che si deve trasmettere di generazione in generazione come una religione. In molti casi sono vittime dei loro padri e dei loro mariti, in altri sono loro la mente, segnano le decisioni che contano, sono in grado di aprire una faida e di chiuderla. Dal clan più importante di Caivano alle province del Nord, Francesca Fagnani intervista donne boss della camorra e affiliate alla ‘ndrangheta, come una delle testimoni di giustizia più importanti della mafia calabrese.
Per quanto violente e colpevoli, anche per le donne come per i ragazzi, non esiste possibilità di scelta e di redenzione. Almeno fino a quando la cultura, la scuola e una maggiore integrazione sociale non li condurranno verso la consapevolezza che una vita diversa esiste. E saranno proprio loro, le donne, le protagoniste della puntata, dal titolo "Storie di donne". Boss e manovalanza, testimoni di giustizia e vittime. Tutte donne che hanno avuto ruoli differenti ma sempre di primo piano all’interno delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, principalmente camorra e ‘ndrangheta.
A parlare sono le donne della mafia, complici, assassine, spregiudicate, portatrici di una cultura criminale che si deve trasmettere di generazione in generazione come una religione. In molti casi sono vittime dei loro padri e dei loro mariti, in altri sono loro la mente, segnano le decisioni che contano, sono in grado di aprire una faida e di chiuderla.
Dalla donna che ha contribuito a fondare uno dei clan più potenti di Caivano (la più grande piazza di spaccio europea), alla figlia di un boss dei Quartieri Spagnoli, ucciso sotto i suoi occhi, Francesca Fagnani intervista chi ha occupato le prime linee delle organizzazioni criminali e oggi ha il coraggio di raccontare cosa sono diventate, rivelando le leggi che ne regolano l’esistenza.
Insieme a loro, una testimone di giustizia, nata da una famiglia apicale della ‘ndrangheta e sposata con un boss calabrese. Una donna che ha vissuto la sua vita lontano dalla Calabria e ha assistito alla conquista del Nord Italia da parte delle cosche. Oggi quella donna è la testimone di alcuni dei più importanti processi di ‘ndrangheta e vive in una località segreta insieme alla figlia che ha salvato da un destino segnato.
Il racconto si sviluppa come un’inchiesta sociale di un’umanità ai margini, un reportage che parte dalle periferie e arriva fino alle vie eleganti di Torino per raccontare come sono cambiate le organizzazioni criminali di stampo mafioso. In mezzo, vittime innocenti come Lucia, la sorella di Lino Romano, il ragazzo ucciso per errore da un killer di camorra la sera del 15 ottobre del 2012.


 

ROMA 00165
Via Gregorio VII, 126
Tel. +39.06.3219252
Bologna 40123
Via Saragozza, 26
Tel +39.051.343830
CONTATTI
Copyright © 2003-2015 - Mismaonda S.r.l. - P.IVA 04242530378
Torna su