Il documentario Lontano da casa, una produzione Bielle Re con Rai Cinema, racconta la storia di ragazzi e ragazze che hanno avuto e ancora hanno esperienze tragiche con la tossicodipendenza. Vengono da città diverse, crescono in famiglie diverse, ma hanno in comune la dipendenza dalle droghe e il percorso nella comunità di San Patrignano.
Attraverso i loro racconti, integrati con filmati familiari, si scava a fondo nei modi e nei disagi che portano ad avvicinarsi alle droghe, tra sogni infranti, vuoti, rinunce, momenti bui e anni di astinenza, non solo dalle sostanze ma anche dagli affetti. Perché quando entrano in comunità devono lasciarsi tutto alle spalle, non possono avere contatti con l’esterno. Quando escono, è la speranza nel futuro che li spinge a ricominciare per riprendere finalmente la vita interrotta.
Lontano da casa racconta senza filtri il tema della tossicodipendenza nelle generazioni più giovani, un problema che l’emergenza sanitaria rischia di far passare in secondo piano, ma che invece proprio a causa del disagio collettivo che stiamo vivendo rischia di minare silenziosamente le esistenze di molti ragazzi.
«Questo documentario – spiega la regista Maria Tilli - nasce dalla volontà di raccontare la tossicodipendenza oggi.
Il sentimento umano di rinascita di questi ragazzi poco più che ventenni mi ha rapita ed emozionata, è quello che rende per me questo documentario un’esperienza di vita oltre che un’esperienza artistica e lavorativa.
I protagonisti raccontano le loro esperienze con le droghe senza censure. Le voci di Daniele, Caterina e Stefano sono come tre voci distinte che raccontano insieme la stessa storia. Una storia che però non riguarda solo loro, una storia che riguarda tutti».


 

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