Conosciamo tutti la sensazione che si prova osservando la terra dall'oblò di un aereo. L'aspettativa dell'arrivo, la malinconia della partenza. La rassicurante serie di rituali che precedono il decollo,
la vigorosa spinta dei motori, la stabilizzazione in quota e poi quelle ore sospesi, in attesa di raggiungere finalmente la propria meta. Per alcune persone, però, il viaggio non sempre signifca vacanza.
Esercito silenzioso, ogni anno numerosi operatori di pace percorrono il globo lungo rotte opposte a quelle del turismo di massa, raggiungendo i luoghi più poveri e devastati del pianeta. Per loro il
viaggio significa anche paura di atterrare in mezzo a una guerra, nostalgia del proprio paese, sollievo di abbandonare luoghi di miseria. È tutto ciò che riempie il loro bagaglio emotivo, quello che hanno visto ed è ormai impossibile da dimenticare.
Paola Boncompagni è una di quelle collaboratrici internazionali che nella vita ha scelto di viaggiare in tutto il mondo per occuparsi di progetti di cooperazione allo sviluppo. Seduta in aereo accanto a un finestrino, sa che quei paesaggi colorati osservati dall'alto si riveleranno, ad altezza d'uomo, enormi baraccopoli, zone devastate da carestie o intere regioni occupate dalle milizie. Luoghi visitati in prima persona: dai campi profughi in Ciad ai territori occupati della Cisgiordania, dalle baraccopoli di Luanda, a quelle dell'India.
La terra vista da qui ci offre uno sguardo sui programmi di cooperazione e sulle loro implicazioni viste dal di dentro. Il risultato è il racconto appassionato e sincero di chi ha osservato povertà e disperazione, di chi ha deciso di attraversare il pianeta per gli altri, senza mai perdere la speranza.

L'autrice devolverà parte del ricavato di questo libro alla ong Cisp – Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli.


 

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